Me I’m a misfit, drink my Five Roses tea with a bisquit/I’m shweet and twisted, like a Koeksister

Yo-landi Vi$$er, “Wat pomp

Con questa fantastica citazione di quei grezzoni di rapper sudafricani che sono i Die Antwoord (cliccateci che vale la pena) apro l’articolo che vi avevo promesso sulla cucina sudafricana, che m’ è costato un bel po’ di fatica. Immaginate di dover parlare di un posto che, oltre ad avere un motto eloquente come “United in Diversity” ha:

  • Undici lingue ufficiali (u anema!)
  • Almeno altrettante etnie maggioritarie, di origini autoctone, asiatiche e europee😮

Quindi, alla facciazza di chi per cinquant’anni ha portato avanti l’Apartheid il Sudafrica è una terra dove popoli di origini diversissime convivono da secoli e dove quindi anche la cucina ha prodotto interessanti “ibridi”. Si possono definire per semplicità tre grandi tendenze culinarie; quella delle società indigene (Bantu, Xhosa, Zulu) quella europea (su tutte, la cucina olandese portata dai Boeri) e quella tipica degli schiavi della Compagnia delle Indie deportati dall’ Indonesia e dall’India, chiamata anche “Cucina Cape Malay“. Questo meltin’pot  ha portato all’evoluzione di piatti olandesi e indiani in qualcosa di assolutamente nuovo e unico, in relazione agli ingredienti che già utilizzavano le popolazioni originarie, tanto più che la cucina e la cultura di questo meraviglioso angolo di mondo sono dette “Arcobaleno”.

Una cena arcobaleno

Vediamo, se vi invitassi a una cena sudafricana cosa mangeremmo?🙂

Come prima cosa vi farei provare il pap, la polenta dei sudafricani. E’ una preparazione Xhosa (ma la amano molto anche gli Afrikaaner) a base di mais, e fa da companatico alle  salse  come  la piccantissima salsa Chakalaka, pari in piccantezza solo al famoso chili del Tenente Winchester. Niente paura, per calmare l’arsura ci beviamo su l’Amasi, tipico degli Zulu. Si tratta di latte fermentato molto cremoso, praticamente yogurt!

Improvvisamente ho voglia di rooibos.

Se invece l’idea di pasteggiare a amasi vi suona bizzarra, potremmo sempre provare il  rooibos, che erroneamente viene chiamato té rosso. Se siete fortunati lo trovate nei super, ed è fantastico; a casa mia un brick da un litro e mezzo è durato due giorni,  non mi sorprende che sia la bevanda più amata (dopo gli alcolici, ovvio) dai sudafricani.😛

Poi siamo al secondo, cosa offrirvi? Se non vi è sembrato troppo piccante il “primo”,  c’è il Bunny Chow, una forma di pancarré svuotata ripiena di  curry di manzo o montone : è il piatto più amato nella città di Durban e ha chiare origini Malay. Oppure il Bobotije, uno sformato di carne d’agnello ricoperto da uno strato di uova sbattute, dove possono trovar posto anche riso e uvetta e che viene considerato un’evoluzione della famosa Sheperd’s pie inglese. Le banane a rondelle sono la morte sua!😀

Bunny Chow

Se invece  del curry vi siete stufati ci sono tantissimi altri stufati (ahahahah battuta più triste dell’anno). Quello a mio avviso più bizzarro è il Waterblommetije bredie, letteralmente stufato di ninfea (:o) è come un normale spezzatino ma condito con i boccioli di un fiore acquatico tipico della zona del Capo. Chissà che sapore ha!

Come dessert, la casa offre i koeksister citati all’inizio, delle treccine  di pasta dolce fritta cosparse di sciroppo e il cosiddetto “Budino Malva“, una delizia a base di albicocca di origine olandese.

Koeksister, un'esplosione di zuccheri semplici.

Il biltong prima di esser tagliato

Avete ancora fame? La miseria!😀 Se proprio volete gli afrikaneer hanno inventato uno snack molto pratico e nutriente, anche se dall’aspetto inquietante, il biltong. E’ carne (solitamente di struzzo) seccata in lunghe  fette  e trattata in modo che la possiate tagliare a striscioline e portare con voi per risolvere i languorini senza bisogno di Ambrogio.

Vi ho risparmiato gli insetti fritti che mangiavano un tempo le popolazioni autoctone, ma non credete di averla scampata così, ne parlerò presto!