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Provate a pensarci un pochino, il cibo a volte riesce a dare connotazioni negative a un popolo, “reo” di mangiare l’alimento x a scapito dell’alimento y. Come ci chiamavano a volte, in America, in Svizzera, in Germania? “Spaghetti”, mentre  i francesi sono spesso detti “mangiarane”. Per non parlare dei “polentoni” riferito agli  italiani del Nord, tra i quali io. Ora che però bene o male tutti siamo entrati nel empireo dell’unione europea, il nuovo nemico number one qual è diventato? Ebbene luiiii, il KEBAAAAAAAAAAAB! Vediamo di rinfrescare un po’ la memoria:

http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_22/lombardia_legge_kebab_damico_e8e858b2-2f00-11de-89c1-00144f02aabc.shtml

http://www.nove.firenze.it/vediarticolo.asp?id=b0.02.26.19.30

Che dire, ho passato il mio primo anno di università vivendo solo di kebab. Oddio, poi è andata a finire che lo odiavo letteralmente, anche perché per me la carne d’agnello è troppo pesante e grassa, però è un piatto nutriente e a basso costo; guarda caso, è consumato da quelli che solitamente alla Lega proprio non piacciono, gli immigrati.

Se non è il kebab, è il couscous... (Notare anche il tristissimo uso della funzione di photoshop "clona" nella parte inferiore della polenta)

Ora, è giusto che venga deprecato il capannello di gente che fa casino ubriaca alle due di notte in piena città, ma siete mai andati in un italianissima pizzeria/bar? Ecco, è lo stesso casino. A me pare che le boutade siano state causate non tanto a proposito della qualità del cibo  e dell’ordine pubblico, ma perché il cibo consumato è quello “da stranieri” per eccellenza.  Un’orda di kebab volanti sorvolerà le vostre città per invadere le mutande di vostra figlia e convertirvi coattamente all’Islam, tipo. Rulli di doener che escono dalle fottute pareti!

La settimana della Carne a Cavour, il white power e una povera mucca che non c’entra nulla

Poi per un po’ pensavo si fossero calmati, e non hanno più dato fiato alle trombe dell’antikebabbismo. Fino a qualche giorno fa, quando hanno visto questo manifesto  e sono andati in completa paranoia.

E miseria, è bastato leggere che in una fiera della carne-più precisamente quella organizzata a Cavour dall’ 11 aprile- “La tradizione locale incontra le cucine del mondo” e Stefano Allasia, segretario leghista della Provincia di Torino si è sentito in dovere di dichiarare:

‘Si’ al bollito, no al kebab”. In un periodo di crisi cosi’ forte dobbiamo rilanciare la nostra carne, la nostra filiera corta e la nostra produzione. La decisione di aprire la manifestazione al kebab ha dell’inverosimile non solo perche’ il kebab non e’ parte della nostra tradizione, ma perche’ adesso dobbiamo pensare a valorizzare la carne allevata sul nostro territorio e non un prodotto che ha una lavorazione lunga e assolutamente dubbia”.

Non so perché, ma ho l’impressione che non abbia capito una mazzafionda. Perché la fiera guarda caso, è nata per valorizzare la carne di Cavour. E’ per questo che sono stati chiamati cuochi da tutte le parti del mondo, dall’Argentina, dal Marocco, anche da Firenze, per mostrare come la carne prodotta nella nostra regione si possa adattare a moltissime preparazioni, come nelle chiare intenzioni del sindaco e come anche ribadito anche da chef Kumalé, cuoco specializzato in cucine del mondo e impegnato nell’organizzazione delle iniziative con i colleghi stranieri:

Le polemiche scoppiate in questi giorni sono strumentalizzazioni da parte di alcune forze politiche, l’intento è di promuovere un prodotto della tradizione locale come la carne, lavorando sia sulla filiera con allevatori e macellai, che con i ristoratori che tengono laboratori per il pubblico per promuovere una cultura del cibo a 360 gradi.

La mia sincera opinione? Mi che si spari a zero appena si vede qualcosa che sta a più di 100 km a sud del Po, senza nemmeno fermarsi a constatare che magari magari, sarebbe una ghiotta occasione per pubblicizzare ottimi prodotti italiani. Ma tant’è. Temendo il giorno in cui mi costringeranno a una dieta a base di fritto misto e bagna caoda (che pure mi piacciono tanto), non possono che cascarmi le braccia nel leggere l’aspetto più demenziale dell’intera faccenda, preso da qui:

Anche il manifesto della “Settimana della carne” è stato riveduto e coretto nello spirito mondialista. La mucca bianca di pura razza piemontese forse è sembrata troppo “bianca”: sta di fatto che qualcuno ha avuto la bella pensata di raffigurarla con una strana tenuta dai motivi arabo-africano-orientaleggianti.

Che bella novità, adesso stanno a guardare, oltre a quello degli esseri umani, il colore della pelle delle mucche. Andate avanti voi che a me vien da ridere (se non da piangere).

Link di riferimento:

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/179852/

http://lombardia.indymedia.org/node/27940

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Me I’m a misfit, drink my Five Roses tea with a bisquit/I’m shweet and twisted, like a Koeksister

Yo-landi Vi$$er, “Wat pomp

Con questa fantastica citazione di quei grezzoni di rapper sudafricani che sono i Die Antwoord (cliccateci che vale la pena) apro l’articolo che vi avevo promesso sulla cucina sudafricana, che m’ è costato un bel po’ di fatica. Immaginate di dover parlare di un posto che, oltre ad avere un motto eloquente come “United in Diversity” ha:

  • Undici lingue ufficiali (u anema!)
  • Almeno altrettante etnie maggioritarie, di origini autoctone, asiatiche e europee 😮

Quindi, alla facciazza di chi per cinquant’anni ha portato avanti l’Apartheid il Sudafrica è una terra dove popoli di origini diversissime convivono da secoli e dove quindi anche la cucina ha prodotto interessanti “ibridi”. Si possono definire per semplicità tre grandi tendenze culinarie; quella delle società indigene (Bantu, Xhosa, Zulu) quella europea (su tutte, la cucina olandese portata dai Boeri) e quella tipica degli schiavi della Compagnia delle Indie deportati dall’ Indonesia e dall’India, chiamata anche “Cucina Cape Malay“. Questo meltin’pot  ha portato all’evoluzione di piatti olandesi e indiani in qualcosa di assolutamente nuovo e unico, in relazione agli ingredienti che già utilizzavano le popolazioni originarie, tanto più che la cucina e la cultura di questo meraviglioso angolo di mondo sono dette “Arcobaleno”.

Una cena arcobaleno

Vediamo, se vi invitassi a una cena sudafricana cosa mangeremmo? 🙂

Come prima cosa vi farei provare il pap, la polenta dei sudafricani. E’ una preparazione Xhosa (ma la amano molto anche gli Afrikaaner) a base di mais, e fa da companatico alle  salse  come  la piccantissima salsa Chakalaka, pari in piccantezza solo al famoso chili del Tenente Winchester. Niente paura, per calmare l’arsura ci beviamo su l’Amasi, tipico degli Zulu. Si tratta di latte fermentato molto cremoso, praticamente yogurt!

Improvvisamente ho voglia di rooibos.

Se invece l’idea di pasteggiare a amasi vi suona bizzarra, potremmo sempre provare il  rooibos, che erroneamente viene chiamato té rosso. Se siete fortunati lo trovate nei super, ed è fantastico; a casa mia un brick da un litro e mezzo è durato due giorni,  non mi sorprende che sia la bevanda più amata (dopo gli alcolici, ovvio) dai sudafricani. 😛

Poi siamo al secondo, cosa offrirvi? Se non vi è sembrato troppo piccante il “primo”,  c’è il Bunny Chow, una forma di pancarré svuotata ripiena di  curry di manzo o montone : è il piatto più amato nella città di Durban e ha chiare origini Malay. Oppure il Bobotije, uno sformato di carne d’agnello ricoperto da uno strato di uova sbattute, dove possono trovar posto anche riso e uvetta e che viene considerato un’evoluzione della famosa Sheperd’s pie inglese. Le banane a rondelle sono la morte sua! 😀

Bunny Chow

Se invece  del curry vi siete stufati ci sono tantissimi altri stufati (ahahahah battuta più triste dell’anno). Quello a mio avviso più bizzarro è il Waterblommetije bredie, letteralmente stufato di ninfea (:o) è come un normale spezzatino ma condito con i boccioli di un fiore acquatico tipico della zona del Capo. Chissà che sapore ha!

Come dessert, la casa offre i koeksister citati all’inizio, delle treccine  di pasta dolce fritta cosparse di sciroppo e il cosiddetto “Budino Malva“, una delizia a base di albicocca di origine olandese.

Koeksister, un'esplosione di zuccheri semplici.

Il biltong prima di esser tagliato

Avete ancora fame? La miseria! 😀 Se proprio volete gli afrikaneer hanno inventato uno snack molto pratico e nutriente, anche se dall’aspetto inquietante, il biltong. E’ carne (solitamente di struzzo) seccata in lunghe  fette  e trattata in modo che la possiate tagliare a striscioline e portare con voi per risolvere i languorini senza bisogno di Ambrogio.

Vi ho risparmiato gli insetti fritti che mangiavano un tempo le popolazioni autoctone, ma non credete di averla scampata così, ne parlerò presto!

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G.B.Shaw

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