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Conosco da tempo il bellissimo blog di  di Cristina, le cui ricette uniscono la tradizione bulgara e rumena  a quella di casa nostra. Quello di Cristina è stato uno dei primissimi siti nel mio blogroll di siti culinari, posizione che si è meritato ancora una volta di più:  in un commento al post delle uova colorate Cristina mi ha svelato la ricetta dei Mici, mini cilindretti di carne mista molto popolari in Romania. 🙂

Io li ho assaggiati e mi son piaciuti davvero tanto, tanto da inserirli in un mio post passato. Purtroppo quando ho chiesto la ricetta mi è stato detto che non si sa con esattezza e che ogni chioschetto dei mici o ristorante la custodisce gelosamente.

D’altronde in tanti siete arrivati qui cercandola e quindi sono molto contenta di potervi linkare la sua versione di questa ricetta, che mi ha anche assicurato essere abbastanza semplice:

http://lacucinadicrista.blogspot.com/2006/08/mici-o-mititei-piccole-polpette-forma.html

Grazie ancora una volta a Cristina per il suo contributo!


Eccomi, sono tronata dalla Romania! Vi sono mancata? Spero abbiate passato una buona Pasqua come lo è stata per me.:)

Mi ha molto stupito vedere come anche laggiù sia molto popolare il tradizionale picnic/grigliata/sbracamento di Pasquetta, che noi abbiamo ovviamente provveduto a onorare! 😉 Il menù del 2010  ha compreso: salsicce, bistecche, mici (che? gatti? no di certo, poi ne parliamo, tranquilli), insalata di pomodori e cetrioli amorevolmente preparata dalla sottoscritta e soprattutto le uova sode colorate, dette ouă vopsite.

Oua vopsite + insalata di pomodori e cetrioli!

La tradizione pasquale delle uova colorate

Le uova colorate sono un cibo immancabile  sulle tavole delle famiglie rumene durante tutto il periodo pasquale: con un po’ di sale sono perfette. Ma prima di mangiarle bisogna “fare cioc”; per farlo bisogna essere al massimo due persone per volta ed essere entrambi “uovomuniti” 🙂 , poi:

1: Uno dei due proclama ad alta voce “Hristos a înviat!” ovvero “Cristo è risorto!”;

2: L’altro di ritorno risponde “Adeverăt a înviat!” (è veramente risorto!”);

3: Chi ha iniziato fa cioc, ovvero picchia con la punta del suo uovo la punta dell’uovo dell’altro. Chi non si ritrova la punta rotta sarà fortunato!

Inutile dire che poi si producono gare all’ultimo sangue tra parenti e amici per vedere chi ha l’uovo fortunato..  🙂

Mititei con senape

Un’altra preparazione molto amata  e che abbiamo mangiato a pasquetta è quella dei Mici, o Mititei. Sono dei cilindretti di carne macinata  mista che sono molto popolari in qualsiasi trattoria, e sono buonissimi,  soprattutto alla griglia. Devono il loro nome al fatto che sono delle dimensioni di mezzo dito (“mic” significa piccolo).

L’unico problema è che quando ho chiesto la ricetta tutti mi hanno risposto che non la sapevano, e che in pratica la loro ricetta è tenuta più segreta di quella della cocacola. Mannaggia, senza contare che quelli che abbiamo degustato noi erano comprati.

Come fare le uova colorate?

Le uova colorate sono veramente molto facili da fare e garantiscono un effettone sulle tavole pasquali. Ormai è tardi, ma credo che potrete riciclare questa ricetta per le Pasque a venire.

In Romania è facile trovare la tintura per uova specifica in polvere, in Italia andranno benissimo le tinture alimentari in fialetta per pasticceria. Il colore più amato è il rosso cardinale che vedete anche sulle nostre uova… ed è perfettamente riproducibile senza tinture artificiali.

Come fare? Servono solo un po’ d’aceto e una barbabietola!

  • Puliamo bene le uova dalle schifezzine che si possono trovare sul guscio (ci siamo capiti, nevvero? )
  • Prendiamo la barbabietola e tagliamola a  pezzetti.
  • Poniamo le uova in una quantità sufficiente a coprirle d’acqua fredda e aggiungiamo due cucchiai d’aceto e la polpa a pezzi della barbabietola.
  • Facciamo bollire le uova fino a farle sodare (8 min.)
  • Mettiamole a raffreddare, o per un colore più intenso, “lasciamole nel loro brodo” 🙂

Di tutti i colori!

Le uova tinte sono pronte per partecipare alla gara del cioc e poi per essere mangiate! Ci sono tanti altri colori che, con un po’ di esperienza nei dosaggi, possono essere riprodotti benissimo anche con coloranti naturali. Provate a sperimentare con spinaci, cipolle, more, cavoli cappuccio, fagiolini, carote… e poi magari postate qui le vostre creazioni! ^^

A presto,

Fiorenza.


Con questo post mi piacerebbe  parlare di un tipo di pasto popolarissimo in Svezia e negli altri paesi scandinavi, lo Smorgasbord, piuttosto che parlarte dei singoli piatti che lo compongono; per questi basta che prendiate il catalogo Ikea che vi mandano tutti i santi anni, cercare alla voce “Food And Restaurant” e saranno di sicuro molto più esaurienti di me  😀

Lo smorgasbord  è  un ricchissimo buffet a base di cibi sia freddi che caldi e sia salati che dolci, allestito in occasione di feste e eventi speciali, come Natale, Midsommar (solstizio d’estate) o santa Lucia. Il nome altisonante e pomposo che evoca deità vichinghe in realtà significa, in senso lato, “Pasto a base di panini”. Infatti esso inizialmente prevedeva una semplice apparecchiatura  della tavola (Bord) a base di Smorgas, ovvero panini imburrati. Prima che chiunque si possa servire, però, la padrona o il padrone di casa amministra  il brindisi di rito, lo Skal.

L’idea di buffet a molti evoca una certa informalità e facilità di organizzazione* ma in realtà ci sono alcune regole da seguire alla lettera; lo smorgasbord infatti  DEVE comprendere almeno 4 sezioni formate da categorie alimentari diverse, di modo che gli ospiti possano seguire un percorso proprio come una normale cena. Eccole:

Julbord, lo smorgasbord in versione natalizia.

1: La prima parte è composta dal pesce, su tutti l’aringa, l’anguilla e il salmone, al naturale o marinati-il salmone marinato si chiama Gravlax-che si mangiano in compagnia di burri aromatizzati su fette di pan di segale.

No, Rudolph NON SI TOCCA.

2: Si passa ai formaggi e ai salumi, accompagnati da uova sode, dall’insalata fredda di barbabietole e dalla famosa panna acida (non certo fatta con il mio metodo, spero! :P) I più coraggiosi mangiano la carne di renna affumicata e a fette e il paté di anguilla (povero Rudolph!:().

3: E’ Il momento dei cibi caldi: piatti veramente irrinunciabili in questa sezione sono le polpette stranote grazie all’Ikea, mini salsicce accompagnate da cetriolini e la cosiddetta “Tentazione di Jansson” (Janssons frestelse )una teglia  a base di panna, aringhe marinate e cipolle ricoperte di patate gratinate fatte a julienne.

E come direbbe Giuliano... "Poolpeeeeeeette!!"

4: Infine ci sono i dolci,  su tutti le torte di ricotta e il budino di riso.

E’ da cafoni abbuffarsi riempiendosi il piatto o peggio, mischiare le portate, o ancora peggio bere prima dello skal. Da quello che so io e dall’esperienza diretta del mio amico Andrea, in Svezia l’assunzione di alcool è vista come qualcosa di molto popolare e allo stesso tempo anche molto sconveniente, se sregolata.

Lo skal

Quindi, anche se lo smorgasbord nasce come evoluzione del brannvinbord, un banchetto dove il centrotavola era costituito da un barilotto di grappa, l’assunzione di alcolici durante deve essere aperta dal rituale dello Skal, una vera e propria coreografia molto enfatica dove ci si deve fissare tutti negli occhi prima di ingollare la grappa tutta in un sorso (ugh). Pare che lo skal riveli molto della personalità di coloro che vi prendono parte, tanto che due ragazzi hanno addirittura dato vita a uno “Skal project”, date un’occhiata qui.

Sguardi IntenZissimi

*  se conoscete il galateo italiano degli anni 50-60 sapete cosa potesse comportare per una padrona di casa che volesse essere considerata perbene organizzare una cena “seduta” tra amici: più o meno un esaurimento nervoso! Per questo spesso si adottava la soluzione più informale della “cena fredda”.


Ed eccoci, come promesso, alla rubrica per taroccare sostituire degli alimenti per i quali dovremmo normalmente prendere la macchina, andare a Milano, trovare parcheggio a Milano e poi ficcarci in qualche stradina piena di negozi “etnici”. 😀

Oggi parliamo della panna acida, cioè la panna non pastorizzata fatta fermentare con particolari batteri. Ho avuto l’opportunità di assaggiarla, ed è ottima; è densissima, molto rinfrescante e ha un vago sapore di limone.

Nei paesi dell’est Europa è degno accompagnamento di zuppe, come abbiamo visto in una delle scorse puntate, in particolare in Russia è servito insieme ai blini con salmone e caviale; in Scandinavia si mangia con le patate e il salmone, ancora meglio se con una spruzzata di aneto sopra, e in Italia… non si trova, o perlomeno non si trova così facilmente.

Sour Cream Jacked Potatoes

Siccome questo è anche un blog che fa servizio pubblico (LOAL) ho deciso di trovare un succedaneo che possa avvicinarcisi almeno alla lontana.  Molte ricette in rete riportano l’uso di panna e yogurt greco, uniti a succo di limone e lasciati riposare almeno per un giorno. In effetti la consistenza dello yogurt “originale” (dove per “originale” intendo “non quello superdiluito ovesteuropeo”) si avvicina molto alla pastosità della panna acida, mentre credo il retrogusto sottilissimo al limone sia molto più difficile da imitare.  Invece io, che voglio sempre distinguermi (e più banalmente, io che non ho trovato il Faghe al super) invece ho provato a pasticciare con:

  • il succo di mezzo limone
  • latte intero
  • formaggio cremoso in vaschetta, del quale ometto la famosissima marca.

Per quanto riguarda il formaggio cremoso*, è opportuno sceglierne uno che non sia troppo liquido (niente squaquerone o stracchino) e che abbia un’ottima percentuale di panna al suo interno. Quello che ho scelto io solitamente si presenta in parallelepipedi supercompressi,  mentre in vaschetta è molto più morbido, ergo meglio quello in vaschetta, avrete una crema più facile da lavorare. 😉

Blini

Ho spremuto il succo di mezzo limone in una ciotolina, filtrato da un colino che trattenga eventuali semi, poi ho aggiunto tre cucchiai grandi del formaggio cremoso.  Ho sbattuto energicamente con un cucchiaino il composto, poi, visto che era difficile da lavorare, ho aggiunto solo un filo di latte. NON esagerate con latte. Fatto questo, ho coperto la ciotolina con il telo e l’ho messa da parte a riposare.

Nell’attesa di scoprire se  nella ciotolina effettivamente ho ottenuto un succedaneo della panna acida o se invece ho creato un mondo popolato di mini esserini che mi venerano come il loro dio

vi lascio una delle mie ricette preferite, un classico della cucina nordamericana-anglosassone che è fantastico se accompagnato dalla panna acida:

Jacked Potatoes!

* è inquietante che sul fondo della vaschetta di suddetto formaggio cremoso sentano il bisogno di specificare: “contiene latte“, pecccato, credevo ci fosse la Kryptonite. 😦 😮


(Continua dal post precedente)

Nella precedente puntata si parlava di dolci da té, ma ci sono una sacco di altri dolci  britannnici che meritano di essere esplorati!

Creme

Vi avevo lasciati con il lemon curd, ricordate? E’una  crema  a base di succo di limone, zucchero e una vergognosa quantità di burro, io l’ho fatta a casa e posso dire che crea una pericolosa dipendenza… Un’altra crema che gode ancora di discreta popolarità a dispetto dell’influenza di altre cucine è il syllabub, praticamente normale panna montata ma addizionata di vino liquoroso e talvolta acqua di rose (tradizionalmente si usano il Porto o il brandy, ma se la volete provare nulla vieta di usare il nostro ottimo Marsala ;)).

Tartine al Lemon Curd

Dolci Estivi

A sua volta, il syllabub è il degno ingrediente di ogni trifle che si rispetti, ovvero quello che in Italia è stato imbastardito in malo modo ed è stato chiamato “zuppa inglese”. La preparazione è molto semplice: si parte da una base di amaretti o savoiardi e cubetti di spongecake imbibiti di liquore, poi si aggiunge frutta fresca a volontà, quella che si ha sottomano, poi uno strato di syllabub, poi si alterna la crema con la frutta. Il bello, come dice il nome, è che è una cosa facilissima da fare e che tuttavia fa anche la sua porca figura :D;  solitamente viene servito in grosse coppe in vetro per esaltare l’alternanza tra gli strati degli ingredienti.

Cranberry Trifle

Dolci invernali

Un dolce del quale credo tutti abbiano sentito parlare è il famoso Christmas Pudding, asssai più ricco e sostanzioso. Purtroppo ho un pessimo ricordo di questa specialità: una mia insegnante delle medie appena tornata da Londra, ce ne portò uno comprato da Harrods  che aveva un vago retrogusto di carbone e di stantio. 😦 Come tutti i dolci invernali, è ricco di ingredienti corroboranti-annella, macis, uvetta, uva sultanina*, scorzette candite- e ha una cospicua quantità di grassi. Una cosa che però lascia perplessi è che negli scorsi decenni molte famiglie usassero cucinare l’impasto che era stato fatto l’anno prima. :O

Il fatto che però potrebbe schifare DAVVERO molti italiani è che invece del burro viene usato il grasso che avvolge i rognoni del vitello e del montone, il suet. Nel Regno Unito si trova facilmente in qualsiasi supermarket già confezionato e tagliato, e addirittura ne hanno fatto una versione per vegetariani a base di olio di palma! Non l’ho mai provato, ma da quello che ho letto in “English Puddings” ha un saporino deciso che forse la maggior parte di noi italici non gradirebbe in un dolce. Non è una grande idea nemmeno sostituirlo con il burro, che ha un punto di fusione molto più basso di quello del suet. Vabbé, sopporterò il dolore di vivere senza Pudding! 😉

Tortine al mincemeat

Un altro dolce antichissimo (o meglio dovrei dire  “un ripieno”) è il mincemeat, che ha origini addirittura medioevali. Oramai la ricetta prevede un trito fine di zucchero di canna, spezie, scorzette di agrumi, mele, frutta secca il tutto innaffiato di brandy e “legato” dall’onnipresente suet; però un tempo questa farcia  comprendeva anche  la carne macinata (però!) alla quale deve il nome.

Le tortine ripiene di mincemeat sono immancabili nei pranzi festivi invernali, e ogni bravo bambino ne lascia sulla tavola la notte di Natale in modo che Santa (o più prosaicamente il papà di nascosto) se lo pappi. 😀

*grazie a oliopepeesale che mi ha fatto capire l’enorme differenza che intercorre tra raisins e sultanas!


Hell is where policemen are german, mechanics are french, chefs are english, lovers are swiss- and it’s all ran by italians.

Sto leggendo un libro molto carino, “English Puddings” di Stefano Arturi , e devo dire che mi ha fatto ricredere ampliamente sulla convinzione che “cucina inglese” sia un ossimoro (anche se l’ultima parte della frase mi trova d’accordissimo, almeno come cliente Trenitalia :P).

Sono d’accordo anche con un altro enunciato del libro: che gl’Inglesi, sedotti da curry, olio d’oliva e altri prodotti “esotici”, stiano dimenticando le loro tradizioni, e che molti piatti risalenti all’epoca vittoriana o precedente stiano purtroppo cadendo nel dimenticatoio.  Basta sfogliare qualsiasi magazine culinario britannico che abbbia una qualche pretesa di raffinatezza che si verrà sommersi da ricette eteroctone e pubblicità di prodotti italianeggianti, che spesso  in realtà di italiano hanno pochino (alzi la mano chi in Italia ha mai sentito questa Dolmio– ROTFL).  Quindi  se non ne parlano loro delle loro tradizioni ne parlo io, tié 😛

Vicky Pollard, chavette nonché ambasciatrice del buongusto inglese nel mondo.

La cosa che tutti sicuramente conosciamo degli inglesi oltre al diffuso pregiudizio della loro azzimatezza e compostezza (con buona pace dei chavs :P) è sicuramente l’usanza del té delle cinque, quello che in UK viene chiamato Afternoon tea e si differenzia dal più ricco High tea, che sostituisce la cena. Beh, io credo che gl’Inglesi lavorino fino a tardi come purtroppo molti italiani e mi sembra comica la convinzione che qualsiasi cosa stanno facendo, la interrompano per sorbirsi il té. Quindi magari mi sbaglio, ma credo che oramai sia diffuso di più il té serale, devo chiedere a Sprrrinkles. 😀

Té torbidissimo con spongecake

In ogni caso il té non viene quasi mai servito “puro” ma è spesso diluito con un sacco di latte, che gli dà quel classico aspetto “torbido”; questo pare  derivi da un’usanza che aveva preso piede nelle classi meno abbienti, che, aggiungendo il latte speravano di impedire che il té macchiasse la porcellana di tazzine dalla qualità non eccelsa. 😉

gnam!

L’accompagnamento del’afternoon tea è veramente molto vario e dipende dal gusto, ma in genere gli scones e i sandwich di pan carré imburrato non mancano mai. I primi sono come muffin, ma cilindrici, e vengono accompagnati da marmalade (marmellata di agrumi), jam (marmellata non di agrumi- le più amate sono mirtillo, lampone e uvaspina) e dalla clotted cream, una panna densissima che deve il nome ai suoi fiocchi (clots) di grasso in superficie; i sandwich invece sono a base di ingredienti salati e leggeri come il crescione, l’uovo sodo e il cetriolo.

Dimenticavo che un altro componente irrinunciabile che si trova sulle alzatine da té, è lo shortbread, un tipo di biscotto scozzese   e che è caratterizzato dalla sua incredibile bontà ma purtroppo anche dalla sua incredibile caloricità- del resto si sa, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca :(- insieme alla spongecake-(pandispagna farcito) e alle lemon tarts, tartellette ripiene di lemon curd. Vi chiederete cos’é il lemon curd: beh, ne parliamo nella prossima puntata, perché tutto questo parlar di dolci da té mi ha fatto venire una discreta famina. 😀

(continua…)


Cos’è il social cooking? E’ quando voi state cucinando un piatto tipico della vostra  nazione e una rompipalle io vi giro intorno e faccio domande sulla preparazione della pietanza e vi chiedo di tenere le mani così c’è una bella luce aspé che fotografo, così già che ci sono rompo stiamo in compagnia e impariamo qualcosa di nuovo. Ecco, fondamentalmente è questo. Quindi potete capire quanto sia stata gentile e paziente Maria, mamma del mio ragazzo nonché cuoca protagonista di questo post, quando ha accettato di farmi seguire la preparazione della Ciorba de Perisoare (zuppa di polpette).

Le zuppe sono uno dei punti forti della cucina romena (laggiù l’inverno non perdona) e sono di mille tipi, anche adatte all’estate. Gli ingredienti base per questo tipo di ciorba sono comunissimi anche nella cucina italiana e li potrete trovare senza problemi.

Ingredienti per 4/5 persone:

  • 100/150 g a testa di macinato di bovino;
  • 150 g di riso (Arborio va benissimo);
  • 4 patate grandi;
  • 2 carote grandi;
  • 1 cipolla dorata media;
  • 1 piccolo peperone rosso;
  • Sedano, una o due coste, a piacere;
  • 1 uovo medio;
  • Prezzemolo a piacere ;
  • Passata o concentrato di pomodoro.

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