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Buongiorno! Sono tornata!
Certo che da una che è sparita per due anni e ha mollato un blog il cui ultimo post è intitolato “Be Right Back” sembra una presa per il culo, ma vi posso assicurare che sono seria!
La ripresa delle trasmissioni è infatti uno dei miei propositi per l’anno nuovo che ho intenzione di mantenere, e non come si mantiene la risoluzione del “da Lunedì dieta”!
Sto! Usando! Troppi! Punti! Esclamativi!
Ma cosa è successo in tutto questo tempo? Nell’ordine sono arrivate la laurea (seppur di primo livello), un erasmus all’EPFL di Losanna, un nuovo lavoro partime e soprattutto l’arrivo di una macchina fotografica il cui uso è stato in grado di monopolizzare quasi tutto il mio tempo libero! Il duemilaedodici è stato sicuramente un anno “ad alto contenuto fotografico” per me, e la mia nuova passione ha soppiantato la cucina (perlomeno quella praticata da me, perché per il resto non ho ancora  sconfitto la mia proverbiale gola). Quindi, tra trasferimenti, cambiamenti e scombussolamenti vari non ho più avuto un gran richiamo verso queste pagine. Ma ora si cambia!

Come avevo detto già l’ultima volta (sigh), ora che il blog non è più vincolato a un progetto scolastico, mi sento più libera di postare anche cose che non c’entrino con l’argomento “cucina e alimentazione” ma che coinvolgano altri aspetti creativi che mi piacciono, quali il diy, la grafica, il webdesign, la fotografia, la cinematografia, il pasticciarsi le unghie. Sopratutto il pasticciarsi le unghie. 😀  Pertanto oltre alla sezione cucina ci sarà un blog fratello che riguarda tutto il resto. 

Per quanto abbia fatto molti progressi come semplice fotografa amatoriale, la cosiddetta food photography resta una delle branche più difficili da padroneggiare, e non solo per me. Mi piacerebbe prendere però due piccioni con una fava e cominciare  a corredare i miei post di foto fino ad arrivare a produrre immagini belle, curate, professionali- un po’ come quelle di Sigrid- visto che finalmente ho una fotocamera all’altezza. Come forse saprete se avete mai provato a fotografare il vostro pasto, una pietanza che ai nostri occhi appare appetitosa, in foto può apparire disgustosa e poco invitante, anzi non  è che può, quasi sicuramente lo sarà al 99%! Per questo spero che impegnarmi a scadenze fisse a fotografare i miei piatti possa portarmi a un miglioramento.
http://weknowmemes.com/wp-content/uploads/2012/07/instagram-is-down-just-describe-your-lunch-to-me.jpeg
Un’altra cosa che mi piacerebbe fare è cominciare a postare  abbozzi di recensione di ristoranti . Chi mi seguiva sa quanto sia curiosa quando si tratta di provare un nuovo tipo di cucina e Torino-dove attualmente vivo- è particolarmente generosa nell’offerta di locali etnici. Dico “abbozzi” di recensione perché non sono un critico gastronomico, non ho particolari conoscenze in campo e soprattutto non ho nemmeno una pietra di paragone. I miei sarebbero più resoconti fotografici, immagino 😉

Spero di riuscire a intrattenervi, informarvi perché non anche divertirvi. Vi auguro un buon 2013 e spero rimarrete su queste pagine.


The stats helper monkeys at WordPress.com mulled over how this blog did in 2010, and here’s a high level summary of its overall blog health:

Healthy blog!

The Blog-Health-o-Meter™ reads Wow.

Crunchy numbers

Featured image

A Boeing 747-400 passenger jet can hold 416 passengers. This blog was viewed about 12,000 times in 2010. That’s about 29 full 747s.

 

In 2010, there were 19 new posts, not bad for the first year! There were 18 pictures uploaded, taking up a total of 7mb. That’s about 2 pictures per month.

The busiest day of the year was May 16th with 169 views. The most popular post that day was Bento Box!.

Where did they come from?

The top referring sites in 2010 were malvestite.net, forum.malvestite.net, search.conduit.com, shawshankjules.wordpress.com, and shawshankjules.net.

Some visitors came searching, mostly for crauti ricetta, ricetta crauti, dolci inglesi, bento box, and cucina rumena.

Attractions in 2010

These are the posts and pages that got the most views in 2010.

1

Bento Box! April 2010
12 comments

2

Fake it yourself, il ritorno: crauti! (astenersi puristi) March 2010
4 comments

3

Chi sono? March 2010
2 comments

4

Le cucine degli altri March 2010
4 comments

5

Sudafrica, la terra della cucina arcobaleno March 2010
7 comments


Hello everyone! I hope you spent a great Christmas and great winter holidays as I did.  I spent some days at the seaside and relaxed a lot,  since the last half of 2010  has been a very busy, busy time. That’s also the reason I didn’t update the blog for the last er… let’s say, six months?

Firstly, I took an internship at Volumina, a Turin-based communication and graphics agency this summer and it was an awarding experience. Not only I’ve learned some tricks of the trade but  I  also made great friends on the workplace and had the chance to know more about culture and history of my area,  since the main task of Volumina is promoting cultural events at the Royal Palace in Venaria Reale. If you’re interested, you can take a look to their website (which I partly renewed this summer).

After that, I worked hard on the internship essay and studied frantically in order to pass the last exam until the bachelor, which was, no need to say, a huge FAIL. 😦

Now I’m following a Blender group project and jeez, that’s addictive, I could spend hours in front of the screen tweaking little vertexes, as 3D-modeling is definitely my dream job. We should end up with a close replica of a real life baroque tiny room and then use it as the background of a game;  it’s an ambitious project with tight deadlines, but that makes me even more determined. Here’s a sneak peak of part of the ceiling (please note it’s a low-vert mesh):

*brags* *brags* *brags*

So, I assume I’ll be pretty messed up until roughly february (which is when our deadline is).

In the new year intention list one of the the points was “writing some friggin’ post for my blog“, but I’m afraid I won’t be be able to do it until some time, ‘cause I want to follow each step and give you my actual experience and tips about the dishes instead of simply redirecting to a recipe repository ad I did when I started this blog for an academic project. We were asked to pick an issue which could be everything, from criminal profiling to indie music and political satire, and start a theme blog about that. I choose cooking, but I didn’t want this blog to be just another plain boring site with no twist, so I ended up with the idea of explaining uncommon taste and food traditions. Despite that, having to post at least 4 entries per week, the whole thing was quite shabby and, er… “basic”.

I was tempted to shutdown Le cucine degli altri for ever, but every now and then I saw the WP stats and noticed that lots of people from all over the world searched for ethnic food recipes or trivia about romanian culture and stuff, so that gave me the reason for a fresh start of this space, with a whole lot of changes 😀

First of all, I’m gonna publish entries both in english and italian, in order to meet a larger audience. I was a bit reluctant at first, as my english is a bit flawed by  mothertongue idioms, but this could be a good occasion for improving my skills. I hope in some months I’ll be able to write without checking every now and then words on WordReference (LOL!).  As you like it, I could also write in french, and, if I’m very, very, very courageous (or drunk) I could even write down some lines in romanian :).

The second and not less important change is a series of posts aimed to explain to foreigners how REAL italian food is prepared. No more sticky pasta or  dairy-clogged carbonaras ;P with me. I’ll talk about exactly about what goes on in my kitchen usually, and by extension, in the other kitchens of the Peninsula (quite ambitious, yep).

The last but not least change, and which I’m not sure of, is the arrival of a new room for my other great passion: graphics. I’d like to discuss now and then artists that I like, 2d and 3d software, news and common issues… Let’s assume I’ve built a virtual kitchen, now i feel like it’s high time to add a virtual workroom, and, as in the last weeks i developed an insane passion for nail art and stamping, (I guess this lovely girl and her manis are to blame, LOL) maybe also a virtual nailpolish stash 😀

So, I’d like to tell you brb, and thank you for all the support and comments you gave me. I hope 2011 will be a great year for you all.

Love,

Leggi il seguito di questo post »


Conosco da tempo il bellissimo blog di  di Cristina, le cui ricette uniscono la tradizione bulgara e rumena  a quella di casa nostra. Quello di Cristina è stato uno dei primissimi siti nel mio blogroll di siti culinari, posizione che si è meritato ancora una volta di più:  in un commento al post delle uova colorate Cristina mi ha svelato la ricetta dei Mici, mini cilindretti di carne mista molto popolari in Romania. 🙂

Io li ho assaggiati e mi son piaciuti davvero tanto, tanto da inserirli in un mio post passato. Purtroppo quando ho chiesto la ricetta mi è stato detto che non si sa con esattezza e che ogni chioschetto dei mici o ristorante la custodisce gelosamente.

D’altronde in tanti siete arrivati qui cercandola e quindi sono molto contenta di potervi linkare la sua versione di questa ricetta, che mi ha anche assicurato essere abbastanza semplice:

http://lacucinadicrista.blogspot.com/2006/08/mici-o-mititei-piccole-polpette-forma.html

Grazie ancora una volta a Cristina per il suo contributo!


Provate a pensarci un pochino, il cibo a volte riesce a dare connotazioni negative a un popolo, “reo” di mangiare l’alimento x a scapito dell’alimento y. Come ci chiamavano a volte, in America, in Svizzera, in Germania? “Spaghetti”, mentre  i francesi sono spesso detti “mangiarane”. Per non parlare dei “polentoni” riferito agli  italiani del Nord, tra i quali io. Ora che però bene o male tutti siamo entrati nel empireo dell’unione europea, il nuovo nemico number one qual è diventato? Ebbene luiiii, il KEBAAAAAAAAAAAB! Vediamo di rinfrescare un po’ la memoria:

http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_22/lombardia_legge_kebab_damico_e8e858b2-2f00-11de-89c1-00144f02aabc.shtml

http://www.nove.firenze.it/vediarticolo.asp?id=b0.02.26.19.30

Che dire, ho passato il mio primo anno di università vivendo solo di kebab. Oddio, poi è andata a finire che lo odiavo letteralmente, anche perché per me la carne d’agnello è troppo pesante e grassa, però è un piatto nutriente e a basso costo; guarda caso, è consumato da quelli che solitamente alla Lega proprio non piacciono, gli immigrati.

Se non è il kebab, è il couscous... (Notare anche il tristissimo uso della funzione di photoshop "clona" nella parte inferiore della polenta)

Ora, è giusto che venga deprecato il capannello di gente che fa casino ubriaca alle due di notte in piena città, ma siete mai andati in un italianissima pizzeria/bar? Ecco, è lo stesso casino. A me pare che le boutade siano state causate non tanto a proposito della qualità del cibo  e dell’ordine pubblico, ma perché il cibo consumato è quello “da stranieri” per eccellenza.  Un’orda di kebab volanti sorvolerà le vostre città per invadere le mutande di vostra figlia e convertirvi coattamente all’Islam, tipo. Rulli di doener che escono dalle fottute pareti!

La settimana della Carne a Cavour, il white power e una povera mucca che non c’entra nulla

Poi per un po’ pensavo si fossero calmati, e non hanno più dato fiato alle trombe dell’antikebabbismo. Fino a qualche giorno fa, quando hanno visto questo manifesto  e sono andati in completa paranoia.

E miseria, è bastato leggere che in una fiera della carne-più precisamente quella organizzata a Cavour dall’ 11 aprile- “La tradizione locale incontra le cucine del mondo” e Stefano Allasia, segretario leghista della Provincia di Torino si è sentito in dovere di dichiarare:

‘Si’ al bollito, no al kebab”. In un periodo di crisi cosi’ forte dobbiamo rilanciare la nostra carne, la nostra filiera corta e la nostra produzione. La decisione di aprire la manifestazione al kebab ha dell’inverosimile non solo perche’ il kebab non e’ parte della nostra tradizione, ma perche’ adesso dobbiamo pensare a valorizzare la carne allevata sul nostro territorio e non un prodotto che ha una lavorazione lunga e assolutamente dubbia”.

Non so perché, ma ho l’impressione che non abbia capito una mazzafionda. Perché la fiera guarda caso, è nata per valorizzare la carne di Cavour. E’ per questo che sono stati chiamati cuochi da tutte le parti del mondo, dall’Argentina, dal Marocco, anche da Firenze, per mostrare come la carne prodotta nella nostra regione si possa adattare a moltissime preparazioni, come nelle chiare intenzioni del sindaco e come anche ribadito anche da chef Kumalé, cuoco specializzato in cucine del mondo e impegnato nell’organizzazione delle iniziative con i colleghi stranieri:

Le polemiche scoppiate in questi giorni sono strumentalizzazioni da parte di alcune forze politiche, l’intento è di promuovere un prodotto della tradizione locale come la carne, lavorando sia sulla filiera con allevatori e macellai, che con i ristoratori che tengono laboratori per il pubblico per promuovere una cultura del cibo a 360 gradi.

La mia sincera opinione? Mi che si spari a zero appena si vede qualcosa che sta a più di 100 km a sud del Po, senza nemmeno fermarsi a constatare che magari magari, sarebbe una ghiotta occasione per pubblicizzare ottimi prodotti italiani. Ma tant’è. Temendo il giorno in cui mi costringeranno a una dieta a base di fritto misto e bagna caoda (che pure mi piacciono tanto), non possono che cascarmi le braccia nel leggere l’aspetto più demenziale dell’intera faccenda, preso da qui:

Anche il manifesto della “Settimana della carne” è stato riveduto e coretto nello spirito mondialista. La mucca bianca di pura razza piemontese forse è sembrata troppo “bianca”: sta di fatto che qualcuno ha avuto la bella pensata di raffigurarla con una strana tenuta dai motivi arabo-africano-orientaleggianti.

Che bella novità, adesso stanno a guardare, oltre a quello degli esseri umani, il colore della pelle delle mucche. Andate avanti voi che a me vien da ridere (se non da piangere).

Link di riferimento:

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/179852/

http://lombardia.indymedia.org/node/27940


Ma vi siete mai chiesti che razza di vita dev’essere quella in orbita? Relegati in pochi metri cubi, l’acqua che si beve riciclata dalle urine (come i fremen, eeeewwww) e perennemente galleggianti (beh, no, questo deve essere fico, dài).

Io mi sono chiesta  anche come si mangia a bordo di una navetta spaziale. In fondo questo blog tratta di “cucina insolita”, no? 😉 E certo l’alimentazione degli astronauti non risponde ai soliti parametri terrestri: deve essere nutriente, ma anche confezionata in modo da essere ultraleggera e soprattutto non sbriciolarsi, pena disastri epocali come questo:

Condizioni difficili:

Non  solo la ristrettezza degli spazi e il divieto di accendere fuochi, ma anche l’assenza di gravità  crea problemi nella vita quotidiana degli astronauti. Innanzitutto, non essendo più abituate al peso del corpo, le ossa subiscono una notevole perdita di densità alla quale bisogna sopperire con massicce quantità di vitamina d e di calcio e con esercizi mirati prima e dopo il viaggio.  Senza contare che oltre a far svolazzare di qua e di là le briciole e gocce di alimenti e quindi a provocare il rischio di guasti alle strumentazioni, l’assenza di gravità provoca il concentrarsi di sangue e muco nella parte superiore del corpo; come avere un raffreddore cronico, e credo che tutti sappiate come è poco soddisfacente mangiare con il naso tappato.

Un po’ di storia sul cibo spaziale…

Con l’iniziare dei viaggi nello spazio è incominciata la ricerca di soluzioni efficaci per la nutrizione. Si distinguevano due scuole di pensiero: quella americana e quella russa.

Gli americani liofilizza(va)no i preparati per permettere di ridurre il loro peso, e soprattutto, il loro ingombro; invece i cosmonauti, più bbbbrutali, erano equipaggiati con tubetti ripieni di creme.

Borsch!!

In un caso o nell’altro, pensate a come possa essere insoddisfacente mangiare così, con la scelta tra trangugiare pappette rivitalizzate ad acqua o omogeneizzati in tubetto… per questo, negli anni, si sono trovate soluzioni meno “traumatiche” per l’alimentazione in orbita, a partrire dalla possibilità di consumare pasti caldi- grazie allo scaldavivande presente sullo Shuttle-e più vicini alle tradizioni nazionali dei diversi occupanti dei voli spaziali.

Qualche semplice accorgimento

"maledetto microonde senziente!!!"

Il pane è stato ormai ottimamente sostituito dalle tortillas morbide, che hanno il pregio di non sbriciolarsi; mentre per ovviare alla riduzione di olfatto e di gusto sono state approntate copiose quantità di condimenti, come il ketchup, che dovrebbero esaltare e rendere un po’ meno insipido il pasto-tipo dell’astronauta.

E per le bevande? se fossero assunte in libertà, vagherebbero ovunque sottoforma di grandi goccioloni; per questo sono conservate (non più in polvere come una volta, bensì liquide) in sacchettini monodose forabili con una piccola cannuccia.

Oltre al normale cibo  sono previste pastiglie di integratori e di vitamine, e non è permesso sgarrare più di tanto e abboffarsi, visto che il corpo consuma molte meno calorie rispetto a quelle che spenderbbe sulla Terra.


Visto che oggi è una giornata da cani, con un tempo da cani e ho un umore da cani cosa c’è di meglio di qualche ricetta un po’ bizzarra e diversa dal solito come il cioccolato effervescente o il tuorlo sodo di Cracco? Dài, che fate i tradizionalisti ma sotto sotto  dall’ultimo articolo sulla molecolare v’è venuta la curiosità :P. Gli ultimi due video sono tratti da un sito validissimo e  molto interessante che vi consiglio di spulciare, la cucina di Moebius. 😀

Buona visione, sperando che porti anche a un “Buon apppetito”:

Cioccolato Effervescente (francese con sottotitoli inglesi)

Tuorlo marinato

Geliamo con l’azoto!

Tornando a me, l’umore da cani è dovuto al fatto che sono sempre più impastoiata nella burocrazia accademico-lavorativa… Nonostante questo non mi dimentico mai di voi, miei sparuti lettori fissi :D, quindi vi aspettano tanti nuovi articoli tra i quali sicuramente parlerò  di

Cucina sudafricana


Cosa mangiano gli astronauti?

Stay tuned! 😀


(Continua dal post precedente)

Nella precedente puntata si parlava di dolci da té, ma ci sono una sacco di altri dolci  britannnici che meritano di essere esplorati!

Creme

Vi avevo lasciati con il lemon curd, ricordate? E’una  crema  a base di succo di limone, zucchero e una vergognosa quantità di burro, io l’ho fatta a casa e posso dire che crea una pericolosa dipendenza… Un’altra crema che gode ancora di discreta popolarità a dispetto dell’influenza di altre cucine è il syllabub, praticamente normale panna montata ma addizionata di vino liquoroso e talvolta acqua di rose (tradizionalmente si usano il Porto o il brandy, ma se la volete provare nulla vieta di usare il nostro ottimo Marsala ;)).

Tartine al Lemon Curd

Dolci Estivi

A sua volta, il syllabub è il degno ingrediente di ogni trifle che si rispetti, ovvero quello che in Italia è stato imbastardito in malo modo ed è stato chiamato “zuppa inglese”. La preparazione è molto semplice: si parte da una base di amaretti o savoiardi e cubetti di spongecake imbibiti di liquore, poi si aggiunge frutta fresca a volontà, quella che si ha sottomano, poi uno strato di syllabub, poi si alterna la crema con la frutta. Il bello, come dice il nome, è che è una cosa facilissima da fare e che tuttavia fa anche la sua porca figura :D;  solitamente viene servito in grosse coppe in vetro per esaltare l’alternanza tra gli strati degli ingredienti.

Cranberry Trifle

Dolci invernali

Un dolce del quale credo tutti abbiano sentito parlare è il famoso Christmas Pudding, asssai più ricco e sostanzioso. Purtroppo ho un pessimo ricordo di questa specialità: una mia insegnante delle medie appena tornata da Londra, ce ne portò uno comprato da Harrods  che aveva un vago retrogusto di carbone e di stantio. 😦 Come tutti i dolci invernali, è ricco di ingredienti corroboranti-annella, macis, uvetta, uva sultanina*, scorzette candite- e ha una cospicua quantità di grassi. Una cosa che però lascia perplessi è che negli scorsi decenni molte famiglie usassero cucinare l’impasto che era stato fatto l’anno prima. :O

Il fatto che però potrebbe schifare DAVVERO molti italiani è che invece del burro viene usato il grasso che avvolge i rognoni del vitello e del montone, il suet. Nel Regno Unito si trova facilmente in qualsiasi supermarket già confezionato e tagliato, e addirittura ne hanno fatto una versione per vegetariani a base di olio di palma! Non l’ho mai provato, ma da quello che ho letto in “English Puddings” ha un saporino deciso che forse la maggior parte di noi italici non gradirebbe in un dolce. Non è una grande idea nemmeno sostituirlo con il burro, che ha un punto di fusione molto più basso di quello del suet. Vabbé, sopporterò il dolore di vivere senza Pudding! 😉

Tortine al mincemeat

Un altro dolce antichissimo (o meglio dovrei dire  “un ripieno”) è il mincemeat, che ha origini addirittura medioevali. Oramai la ricetta prevede un trito fine di zucchero di canna, spezie, scorzette di agrumi, mele, frutta secca il tutto innaffiato di brandy e “legato” dall’onnipresente suet; però un tempo questa farcia  comprendeva anche  la carne macinata (però!) alla quale deve il nome.

Le tortine ripiene di mincemeat sono immancabili nei pranzi festivi invernali, e ogni bravo bambino ne lascia sulla tavola la notte di Natale in modo che Santa (o più prosaicamente il papà di nascosto) se lo pappi. 😀

*grazie a oliopepeesale che mi ha fatto capire l’enorme differenza che intercorre tra raisins e sultanas!


Disclaimer: il fatto è che volevo fare un widget da mettere in sidebar ma l’esame di Applicazioni non l’ho nemmeno dato e quindi mi arrangio alla bell’e meglio. 😛

La prossima settimana parleremo di:

Cucina Rumena (esperimento di social cooking)

Dolci inglesi da té e non+ il lato nascosto della cucina Britannica

E infine, il Fake Do it Yourself, come sostituire o fare da sé alimenti introvabili.


Siccome oggi è il primo giorno di weekend e fuori splende il sole, vi lascio un post leggerino: parliamo dei dieci tra alimenti, bevande e preparazioni più cari in assoluto, molto da gallery di Repubblica insomma :D. Un po’ di tempo fa era uscita una curiosa classifica, redatta dal New York Daily Mail, che purtroppo non riesco a trovare in originale e che in italiano riporta diverse versioni. C’è da chiedersi come abbia fatto a vivere finora senza assaggiare il caviale bianco estratto dalle storione della terza età, incredibile.

Ci terrei a elargire una Special mention “Mai più senza” to:

N°2-Kona Nigari, un’acqua nata per il mercato giapponese estratta da una faglia sottomarina delle Hawaii (da quel che ho capito googlando; costa l’ira di Dio però i suoi produttori non hanno nemmeno il sito, ahahah :D). La cosa che mi sconcerta è che per esser bevuta, dicono, debba essere diluita talmente è “minerale”. Insomma, un toccasana per chi soffre di calcoli. 😀

N°3- Pizza Bellissima, 1000 USD . No, dài, non ce la faccio a commentare, almeno non chiamatela pizza, quella roba lì.

Non lasciare la tua tazzina di caffé incustodita.

N°5-Kopi Luwak o Civet Coffee, e qui sta il pezzo forte del post.  E un tipo di caffé proveniente dall’ unica isola giavanese sulla quale vive un simpatico marsupiale-il Luwak appunto- che mangia i semi di caffé e poi li “espelle” (uhm) privati dall’esocarpo. I succhi gastrici dell’animaletto provvedono a un primo trattamento dei chicchi che sono poi raccolti religiosamente dai suoi escrementi e torrefatti ulteriormente. Pare, dicono, sappia di arance amare; io invece dico che non guarderò più il re Julian con gli stessi occhi.

N°6-Diamonds are Forever, che è come un normale Martini, solo che al posto dell’olivetta c’è un diamante. E se volete sul fondo del bicchiere c’è un solitario Bulgari. Veramente romantico, ma attente non ingerirlo per sbaglio ché poi dovete fare come il povero Luwak, e non è bello. 😀

N°7-Chocopologie. Insomma, io sapevo che il tartufo al cioccolato non è veramente un tartufo ricoperto di cioccolato, evidentemente questi hanno preso la cosa alla lettera.

N°8-Almas Caviar. E’un caviale color dell’oro. Lo scarto di prezzo rispetto al normale caviale è motivato dal fatto che per ottenere un prodotto così chiaro le uova devono provenire da esemplari di storione di almeno 100 anni d’età( è proprio vero che non c’è più rispetto per gli anziani). In compenso una volta che l’avrete finito potrete utilizzarne l’esclusivissima confezione in oro 24 kT per tenerci gli elastici da capelli e le mollette, sai mai.

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G.B.Shaw

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