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Ma vi siete mai chiesti che razza di vita dev’essere quella in orbita? Relegati in pochi metri cubi, l’acqua che si beve riciclata dalle urine (come i fremen, eeeewwww) e perennemente galleggianti (beh, no, questo deve essere fico, dài).

Io mi sono chiesta  anche come si mangia a bordo di una navetta spaziale. In fondo questo blog tratta di “cucina insolita”, no? 😉 E certo l’alimentazione degli astronauti non risponde ai soliti parametri terrestri: deve essere nutriente, ma anche confezionata in modo da essere ultraleggera e soprattutto non sbriciolarsi, pena disastri epocali come questo:

Condizioni difficili:

Non  solo la ristrettezza degli spazi e il divieto di accendere fuochi, ma anche l’assenza di gravità  crea problemi nella vita quotidiana degli astronauti. Innanzitutto, non essendo più abituate al peso del corpo, le ossa subiscono una notevole perdita di densità alla quale bisogna sopperire con massicce quantità di vitamina d e di calcio e con esercizi mirati prima e dopo il viaggio.  Senza contare che oltre a far svolazzare di qua e di là le briciole e gocce di alimenti e quindi a provocare il rischio di guasti alle strumentazioni, l’assenza di gravità provoca il concentrarsi di sangue e muco nella parte superiore del corpo; come avere un raffreddore cronico, e credo che tutti sappiate come è poco soddisfacente mangiare con il naso tappato.

Un po’ di storia sul cibo spaziale…

Con l’iniziare dei viaggi nello spazio è incominciata la ricerca di soluzioni efficaci per la nutrizione. Si distinguevano due scuole di pensiero: quella americana e quella russa.

Gli americani liofilizza(va)no i preparati per permettere di ridurre il loro peso, e soprattutto, il loro ingombro; invece i cosmonauti, più bbbbrutali, erano equipaggiati con tubetti ripieni di creme.

Borsch!!

In un caso o nell’altro, pensate a come possa essere insoddisfacente mangiare così, con la scelta tra trangugiare pappette rivitalizzate ad acqua o omogeneizzati in tubetto… per questo, negli anni, si sono trovate soluzioni meno “traumatiche” per l’alimentazione in orbita, a partrire dalla possibilità di consumare pasti caldi- grazie allo scaldavivande presente sullo Shuttle-e più vicini alle tradizioni nazionali dei diversi occupanti dei voli spaziali.

Qualche semplice accorgimento

"maledetto microonde senziente!!!"

Il pane è stato ormai ottimamente sostituito dalle tortillas morbide, che hanno il pregio di non sbriciolarsi; mentre per ovviare alla riduzione di olfatto e di gusto sono state approntate copiose quantità di condimenti, come il ketchup, che dovrebbero esaltare e rendere un po’ meno insipido il pasto-tipo dell’astronauta.

E per le bevande? se fossero assunte in libertà, vagherebbero ovunque sottoforma di grandi goccioloni; per questo sono conservate (non più in polvere come una volta, bensì liquide) in sacchettini monodose forabili con una piccola cannuccia.

Oltre al normale cibo  sono previste pastiglie di integratori e di vitamine, e non è permesso sgarrare più di tanto e abboffarsi, visto che il corpo consuma molte meno calorie rispetto a quelle che spenderbbe sulla Terra.

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